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Dimissioni Mastella: la moglie è ai domiciliari per tentata concussione

16 Gennaio 2008

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Perché ogni volta che qualche politico è accusato di qualcosa nel nostro paese deve essere per forza un atto di ripicca, una vendetta personale senza nessuna base comprovata? Perché ogni qualvolta la giustizia entra nella vita di un politico questa è corrotta, è ‘Rossa’, è di parte, è intimidatoria ed invece quando sbatte in prima pagina un povero cristo, magari pure innocente, ma con le spalle scoperte, ha fatto bene e seguito il ‘proprio corso’? “C’è stata – ha commentato il ministro Mastella alla notizia dell’arresto della moglie Sandra per tentata corruzione - una caccia all’uomo, una persecuzione umana nei miei confronti. Tutta la mia famiglia è stata intercettata, tutto il mio partito è stato seguito dalla procura di Potenza, un tiro al bersaglio, mia moglie è in ostaggio”. L’atto successivo, a mio parare dovuto, sono state le dimissioni di Mastella dal suo incarico istituzionale di Ministro della Giustizia davanti alla Camera dei Deputati. “Ho resistito a molte scorribande corsare sul fronte personale – ha continuato Mastella - ora però getto la spugna, mi dimetto, ho paura: sono percepito come un nemico da frange estremiste delle toghe che hanno preso mia moglie in ostaggio”. Neanche fossero sull’Aspromonte o nell’Ogliastra in tempi non troppo lontani nella memoria collettiva, alla mercè di una banda di sequestratori senza scrupoli.

Ma torniamo per un attimo alla realtà. La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un’inchiesta nei confronti di Sandra Lonardo Mastella, presidente del Consiglio regionale della Campania, e moglie del ministro della Giustizia, con l’ipotesi di reato di tentata concussione nei confronti del direttore generale dell’ospedale di Caserta. L’inchiesta riguarda una serie di scambi di favore ed è partita da una serie i intercettazioni sul consuocero della signora Mastella. Dell’inchiesta se ne era interessato anche il settimanale con l’Espresso un articolo apparso il 19 dicembre firmato Gianluca Di Feo.

Alla luce di questi avvenimenti quello che mi stupisce e mi fa anche arrabbiare è che per forza deve essere la Magistratura ad avere commesso un errore (volutamente per colpire il politico) e non può essere la signora Sandra ad avere sbagliato. Invece di vergognarsi si accusa sempre. Invece di chiedere scusa agli elettori per la solita figuraccia a livello internazionale, ci si sente oggetti di un qualche disegno atto a screditare. E concludo con le parole di Mastella, che sintetizzano egregiamente tutto il mio disagio “Ho combattuto la mia battaglia finché si combatteva ad armi pari, e non arrivavano colpi bassi e imprevisti, perchè dalla tua condotta politica nulla lasciava presagire un concertato volume di fuoco per distruggere la tua persona, la tua dignità, i tuoi valori”.

Sonni perduti

22 Ottobre 2007

Non vi dovete preoccupare. Va tutto bene. Tutto fila alla perfezione, come avevamo previsto. Sento queste frasi pronunciate al rallenty, dalla bassa voce del Professore. Ogni giorno, da troppi giorni. Invece che tranquillizzarmi, sortiscono l’effetto opposto. Una leggera inquietudine mi scuote e, i miei sonni – ormai da qualche tempo – sono agitati da cupi pensieri.
Ci mancava solo Mastella ‘massone’ che ottiene l’avocazione dell’inchiesta del Pm De Magistris ed immagina che questo abbia architettato tutto per diventare eroe nazionale, per rovinarmi le notti dei mesi a venire! Non sono bastate le vecchie e sospette amicizie (vedi quella con Francesco Campanella, condannato per mafia e Salvatore Cuffaro), l’indulto, l’iscrizione nel registro degli indagati per concorso in bancarotta fraudolenta per il fallimento del Napoli Calcio, l’uso dell’aereo presidenziale per andare al GP di Monza con Francesco Rutelli, ora ci si mette anche questo casino triangolare con il Pm di Catanzaro e Di Pietro.
Prima la richiesta di trasferimento cautelare d’ufficio del Pm di Catanzaro De Magistris, nel settembre scorso, per ‘gravi anomalie’ nella gestione del fascicolo degli atti sul presunto comitato d’affari composto da politici e magistrati lucani, poi l’iscrizione del Ministro della Giustizia (14 Ottobre) nel registro degli indagati nell’ambito della stessa inchiesta, denominata Why not, per abuso di ufficio, finanziamento illecito ai partiti, concorso in truffa nell’ambito di finanziamenti europei e nazionali e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. L’inchiesta alla fine è tolta a De Magistris che lo aveva “iscritto scientemente nel registro degli indagati di “Why not”, sapendo che interrompeva l’inchiesta, visto che risultati reali fino ad ora non sono arrivati, anche perché ogni volta la Cassazione ha in larghissima misura bloccato i suoi atti. Non si può immaginare che lo abbia fatto per farsi togliere l’inchiesta e diventare eroe nazionale, sapendo che questa è la prassi?”, secondo le dichiarazioni rilasciate ieri da Mastella.
Nessuno ha chiesto le dimissioni di Mastella in queste ore concitate, ne da destra ne da sinistra. L’unico ad impantanarsi in questa delicata situazione è il suo nemico n. 1 al Governo, il ministro delle Infrastrutture Antonio di Pietro. Ormai tra i due è bagarre continua, una guerriglia perenne senza esclusione di colpi. Di Pietro chiede a Prodi la testa del collega Mastella, soprattutto dopo che questo lo ha definito “un’analfabeta di diritto. Se leggesse qualche libro eviterebbe le gaffes”. Mastella replica a Di Pietro di “avere il coraggio di non scaricare sul presidente del consiglio il problema” e lo sfida ad un confronto all’ultimo sangue in parlamento. Niente potrà riportarmi le belle dormite di un tempo. Forse solo qualche antidepressivo.