di aldo.vincent
19 giugno 2009

Khomeini
E va bene, parliamo dell’Iran
Mi stupisce ancora oggi la superficialità con cui si trattano le questioni di questo Paese.
Del Terzo Mondo.
Allora cominciamo a parlare del Primo.
Immaginatevi il raccordo anulare di Roma a sei corsie, tre in una direzione e tre nell’altra. Immaginatevi che ad ogni semaforo ci sia un vigile e ad ogni svincolo un Mercedes con due poliziotti stradali. Immaginate che ad ogni svincolo parta una strada a due corsie per ogni direzione per andare in centro attraversando parchi e giardini fioriti. Immaginate che dalla montagna sia stata dirottata l’acqua che costeggia le strade e le tiene pulite. Immaginate che ogni venerdì, i semafori i guardarail e i passaggi pedonali vengano lavati col sapone. Immaginate che se avete caldo potete andare a nord della città e pranzare in uno degli innumerevoli ristoranti costruiti sotto le cascate, al fresco.
Questa è Teheran.
Adesso immaginate di entrare nel caldo opprimente del mezzogiorno, in un autobus o in un taxi collettivo e immaginate che TUTTE le persone profumino di essenze alle rose o alle violette.
Immaginate le donne che lasciano uscire i capelli dai loro fuolards colorati, civettuole e bellissime. Donne che occupano senza differenze luoghi pubblici, uffici privati, sportelli bancari. Donne che rientrate in casa illuminano con la loro allegria la vita familiare.
Questi sono gli abitanti, nobili e fieri.
Sì, ho visto anch’io intere facciate di palazzi con la faccia dell’Imam o dei martiri della guerra. Poi sono tornato in Italia e in via Broletto a Milano c’era un palazzo in restauro e per coprire i tubi Innocenti c’era un pannello alto sei piani con la faccia di Armani. Perché Armani sì e Khomeini invece no?
Chissà.
Di notte quando passavo davanti al grande parco per andare in centro, c’era un’enorme aiuola che si illuminava con la scritta “Allah Barakh” rossa.
La guardavo esterrefatto perché sembrava la scritta della cocacola al contrario.
Chissà perché un popolo che scrive che Dio è grande è assoggettato ad una teocrazia opprimente, mentre noi che inneggiamo al marchio di una multinazionale saremmo più liberi…
Mah.
www.giornalismi.info/aldovincent
di linda
3 luglio 2007
Una ragazzina egiziana di dodici anni è morta durante un’operazione di escissione del clitoride a Minya, in Egitto meridionale. La pratica, diffusa già ai tempi dei faraoni, è ufficialmente vietata in Egitto dal 1997. Ciò nonostante nel 2000 è stata praticata sul 97 per cento delle ragazze egiziane, sia mussulmane che cristiane. E anche in questo caso una volta di troppo. La giovane, lo rende noto il quotidiano egiziano El Masri El Yom, era stata portata dalla madre presso uno studio medico privato per essere sottoposta alla disumana mutilazione dei genitali femminili (MGF). Ma è morta ancora prima di essere trasportata all’ospedale locale. La madre, che avrebbe pagato circa 8 euro per il delicato intervento, nega qualsiasi responsabilità dell’asportazione del clitoride e punta il dito sulla negligenza della dottoressa rea di avere sbagliato l’anestesia. La polizia ha fermato entrambe le donne per avere trasgredito la legge. A difesa, però, della terribile usanza, e contro le Ong che la combattono, sono intervenuti i sindacati dei medici e un dirigente dei Fratelli Mussulmani, Essam al-Aryan. “Lavoriamo nel quadro delle legge che stabilisce la legittimità dell’escissione nel caso in cui gli organi femminili siano troppo sporgenti”. Dopo questa dichiarazione sporge spontanea una riflessione: o la legge deve essere modificata perché prevede delle misure troppo piccole per gli standard nazionali oppure le donne egiziane, nella quasi totalità, hanno un problema fisico evidente che nessun antropologo o studioso ha mai evidenziato.
di linda
23 maggio 2007
L’unione di lino e cotone in un capo di abbigliamento ha creato un putiferio in Israele. La famosa catena di negozi d’abbigliamento Zara si è dovuta scusare ufficialmente per avere offeso un’intera comunità religiosa, quella degli ebrei
ultra-ortodossi. Secondo una rigida interpretazione delle norme della religione ebraica è vietato mischiare prodotti tessili differenti perché si crea un ibrido, che va contro natura. Non è chiara l’origine di questa particolare proibizione, ma a detta degli studenti della legge ebraica (halachah), mettere insieme lino e cotone è pari a fare accoppiare animali di razze diverse, cosa vietata dalla loro religione. I responsabili di Inditex, proprietario della catena Zara, che solo in Israele conta trenta punti vendita, hanno dovuto fare ammenda pubblicando un annuncio sulla stampa locale: “L’azienda Zara lamenta l’errore e assicura ai suoi clienti in Israele, e in particolare agli ortodossi, che farà tutto il possibile perché il caso non si ripeta”. Quello che lascia sbigottiti è che le rimostranze sono nate, non per l’uscita di un’intera collezione d’abbigliamento rea di essere figlia del peccato, ma per un singolo e umile vestito da uomo tra le migliaia presenti nella vasta collezione disponibile nei negozi Zara. Ma si sa, quando in dieci anni si è diventati la principale catena di abbigliamento del paese queste contestazioni non si possono ignorare