www: Marco Travaglio

Beppe Grillo si accontenta di poco!

di Aldo

13 gennaio 2010

Beppe Grillo

Beppe Grillo: “Liste a 5 Stelle: fatti, non pugnette!”

Questo il titolo del comunicato di Beppe Grillo a proposito del movimento che starebbe occupando i comuni italiani.

Chi mi segue lo sa. Io su Di Pietro, Travaglio, (un po’ meno Padellaro) Beppe Grillo e compagnia cantante ho da tempo sospeso il giudizio. Sembrerebbe vigliaccheria. Ma è solo perchè seguo i consigli di mio nonno: in mancanza di cavalli vanno bene anche gli asini. Non che questi lo siano nel senso spregevole che il luogo comune dà alla parola, ma se Di Pietro, che comanda il suo partito come fosse Berlusconi, che si intesta gli immobili come fosse Mastella, che incassa i contributi come fosse La Malfa Jr., se usa intestatari di comodo ai suoi conti correnti come fosse Ottaviano Del Turco, se Di Pietro dicevo, che è un’espressione della Destra, fa opposizione al Cavagliere Smascherato ponendosi a sinistra di questa sinistra Sinistra, allora sospendo il giudizio e me ne sto in disparte a guardare.

Allo stesso modo ho fatto con Beppe Grillo, difendendolo a spada tratta – e lui non ha certamente bisogno di essere difeso da me – quando lo accusano di una politica qualunquista. Ma quale politica? Lui è un grande comico che si scrive pure le sue cose, le recita, fa casino, fa pensare e ci fa pure i danè.

Ripeto qui, a costo di passare per un trombone noioso, quello che ho scritto e riscritto per anni:

Quando il primo governo Prodi crollò sotto le spinte che tutti conosciamo, i politici durante la campagna elettorale si rintanarono nei loro truogoli, mentre chi ci mise la faccia furono i comici:

Benigni con un alto discorso su Kant da Biagi, Guzzanti (quello vero non il buffone) con una parodia di Rutelli da scompisciare, la signora Ferilli con abito di scena del Bagaglino e microfono incollato sulla fronte, il giorno prima delle elezioni fece un discorso al popolo che nessun politico in un comizio avrebbe nemmeno potuto sognare. E allora se in questo Belpaese (tutto attaccato come il formaggio) i politici fanno i comici e i comici sono gli unici che ci mettano la faccia, la colpa non è certo di Beppe Grillo e Co. !!

Vabbè.

Però quando stamane leggo sul suo blog questo titolo soddisfatto per i risultati ottenuti, a scapito delle mie precarie amicizie (ormai ne ho quasi solo di precarie) una domanda mi sorge spontanea.

Ma Beppe Grillo con tutto il casino che ha smosso, con i MILIONI di biglietti venduti ai propri spettacoli, con le centinaia di migliaia di persone che ha mobilitato nelle piazze, con le decine di migliaia di interventi sul Web e sul suo blog, con i miliardi incassati, raccolti, con le centinaia di Euro investite (è genovese, e a me deve ancora cinquecento lire dai tempi dei suoi esordi al Teatro delle Vittorie) con tutto questo bailamme messo su con le sue contumelie, guarda soddisfatto – dopo tutti questi anni di lavoro – aver portato 37 (dicansi trentasette) consiglieri comunali su 8.091 (dicansi ottomila e novantuno) comuni d’Italia?

Mah

ALDO VINCENT

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Il Riformista ma quanto ci costi?

di Aldo

18 dicembre 2009

Antonio Polito

Antonio Polito, direttore de Il Riformista

Il Riformista contro Travaglio:

Da “Il Riformista” - L’assemblea di Redazione del Riformista si è riunita ieri per condannare la campagna denigratoria che Marco Travaglio sta portando sul “Fatto quotidiano” contro “Il Riformista” e la sua redazione. Augurare, come fa Travaglio, che un giornale chiuda, è come augurarsi che una persona muoia, perché i giornalisti vivono del lavoro che svolgono ogni giorno. Tutto questo è molto triste. Sconcerta che l’attacco al pluralismo e alla libertà di informazione, gravissimo di per sé, arrivi da un collega; per di più, da un collega che si considera campione di quella stessa libertà d’informazione e di quel pluralismo che è oggi minacciato dai tagli al finanziamento pubblico ai giornali. Travaglio si arroga il diritto di decidere quale giornale meriti gli aiuti di Stato e quali no. Tra questi ultimi, mette “Il Riformista”. La cui redazione rivendica orgogliosamente il lavoro che svolge da sette anni, contribuendo al dibattito italiano politico, culturale e informativo. Con il lavoro quotidiano dei suoi redattori e la fedeltà della comunità dei suoi lettori è stato riesumato, dopo decenni di oblio, e rilanciato nel panorama politico italiano, il termine riformista e la cultura democratica che ne deriva. L’assemblea di Redazione del Riformista

Cari, carissimi (in tutti i sensi) quattordici redattori de “Il Riformista”, ripugna intervenire in una discussione tra due contendenti, uno dei quali ricco e famoso e che non ha certo bisogno di essere difeso da un hacker dell’informazione come sono io. Specie se in ballo ci sono, come citate voi, la libertà d’informazione, il pluralismo, i posti di lavoro… Però per correttezza d’informazione – anzi della controinformazione – di cui mi occupo da anni, sento la necessità di spiegare ai miei lettori (la mia newsletter ne ha quattromila, il doppio di quante copie vendete voi) di come realmente stanno le cose.

Innanzi tutto io mi pago la bolletta del telefono e l’allacciamento al server mentre voi ricevete la bellezza di 2.200.000 (diconsi duemilioniduecentomila Euro) per andare in edicola, che diviso per i giorni in cui pubblicate secondo me (ma potrei sbagliare) fanno 6 Euro e cinquanta a copia a cui dovete aggiungere l’Euro che vi versa chi compra il giornale. Che forse vende duemila copie ma forse molte meno. Questo sospetto mi venne un giorno ad una fiera di Roma dove a tutti gli stand venne dato un centinaio di copie al giorno a scopo promozionale. Un centinaio, capite?

Vabbè, io vengo da una esperienza molto significativa che si chiama www.mamma.am dove un gruppo di giornalisti free lance e satiri affermati, essendosi trovati come si dice a Parigi con il culo per terra, si sono messi insieme e hanno dato vita ad un’iniziativa editoriale nel tentativo di sopravvivere con le proprie forze e non sulle spalle della popolazione attiva. Lo stesso ahimè potrebbe dirsi per Travaglio e Co. che ha dato vita a quel deprecabile giornale foriero di tante disgrazie nazionali tra cui l’odio che sparge a piene mani MA LO FANNO COI SOLDI DELLA TIRATURA, cioè se non avessero il consenso dei loro lettori andrebbero a casa, come dovreste dignitosamente fare voi, se foste nutriti di quella cultura democratica di cui fate sfoggio.

Per carità, siete una voce carissima (in tutti i sensi) che va difesa, certo ma non con tutti i privilegi. Il Manifesto, che oggi usciva con un prezzo all’edicola di 50 Euro per pagare i debiti e sopravvivere, per fare un esempio, ha un direttore da 1.500 Euro al mese, mentre il vostro impomatato nullafacente stacca un assegno di 9.200 Euro mensili (dati Report) più le marchette che voi ben conoscete. E con quale risultato? Per far sapere la sua preziosa opinione non va a scrivere un editoriale sul vostro carissimo (in tutti i sensi) giornale, ma SI FA INTERVISTARE DA IL SECOLO D’ITALIA mostrando una incrollabile fiducia nella propagazione del pensiero democratico de Il Riformista! Scusate ma mi viene da sghignazzare ehehehehe

P.S. Se proprio gli scappa, dite al vostro impomatato direttore che può mandare la sua preziosa opinione a me: io tra articoli pubblicati on line, blog e Forum ho una tiratura dieci volte superiore al vostro giornale. Gliela faccio girare “aggratis” e in più ci facciamo quattro risate. Pensateci

Aldo Vincent

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Annozero: gli strani cambi di opinione di Bernstein

di Aldo

5 ottobre 2009

Carl Bernstein

Carl Bernstein

Bernstein, premio Pulitzer

Anche gli eroi invecchiano, e il megalattico Bernstein, icona del giornalismo d’inchiesta, quello che scalzò Nixon dalla presidenza, lo ha dimostrato l’altra sera.
Intervenendo a dire la sua ad Annozero (io che conosco gli americani, oso dire: a pagamento) in un primo momento si defila, dice che non può emettere giudizi sul caso Berlusconi-Escort perché ha letto qualcosa in proposito solo in inglese e dovrebbe conoscere tutte le sfumature della politica italiana.
Pausa pubblicitaria, e nel secondo intervento sfodera sciabolate micidiali.
«L’atteggiamento del presidente italiano che prova a limitare l’informazione sulle sue vicende riporta allo stalinismo sovietico, non degno di una grande democrazia occidentale».
Cosa sarà successo? Una tazzina di caffè come spiegato ironicamente da Santoro o più semplicemente una telefonata di Furio Colombo sollecitato dal socio Travaglio?
Ah, saperlo!

Il premier, che ieri sera ha iniziato a guardare Annozero con alcuni suoi stretti collaboratori (Valentino Valentini e Nicolò Ghedini) e un gruppo di giovanissime parlamentari,…

Il fatto che ”Porta a Porta” sia andato in onda in diretta dopo la trasmissione di Santoro con ospiti che hanno discusso della libertà d’informazione e commentato la puntata di ”Annozero”, non è riuscito a placare le ire del premier che ora chiede ai suoi ministri e al cda della Rai di intervenire una volta per tutte per riportare la Rai al concetto originario di servizio pubblico….
(da Il Messaggero)

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HU

I media snobbano il Fatto di Travaglio e Padellaro

di Aldo

24 settembre 2009

Marco Travaglio

Marco Travaglio

Sono Esterre “Fatto”

Insomma, Travaglio e Padellaro hanno gridato ai quattro venti che aprivano un giornale, hanno messo in campo tutto quello che potevano, hanno avuto 3.000.000 (diconsi tremilioni) di contatti sull’Antefatto e centinaia di migliaia sui Blog di tutta la compagnia cantante. Hanno creato un’aspettativa nazionale tanto da aver esaurito in due ore le centomila copie del primo giorno.

Questa, è una notizia o no?

(continua…)

I vari premi Ischia per riempire il palinsesto Rai

di Aldo

6 luglio 2009

Mario Calabresi, Direttore de La Stampa

Mario Calabresi, Direttore de La Stampa

IL PREMIO ISCHIA

Travaglio vinse un premio come giornalista dell’anno e si lamentò perché ne parlava solo lui. Credo sia questa la funzione dei premi in italia (lo scrivo minuscolo, non è un refuso), che poi i premiati vadano a casa e ne parlino solo loro. Succede anche a Mario Calabresi, neodirettore de La Stampa che è stato insignito del premio Ischia “Giornalista dell’anno” e ne parla solo lui sul suo quotidiano (per la verità ne parla pure l’Agenzia ADN Kronos ma è stato premiato pure il direttore). Il premio lo hanno dato pure a Minzolini e la D’Amico, e questo suscita in me qualche fiero dubbio…

Leggo che il premio (e tutti gli altri premetti di contorno), è organizzato dall’Accademia Internazionale Arte Ischia, dall’Ente Provinciale per il Turismo di Napoli, e cofinanziata dalla Regione Campania, Assessorati al Turismo e ai Beni Culturali, con il sostegno dell’Unione Europea, della D.G. Cinema del Ministero Beni Culturali, con il contributo di Caffè Kimbo, Acqua Minerale Fiuggi e Casinò di Venezia insieme a Bnl-Paribas, Cinecittà-Luce Spa, Medmar e Camera di Commercio di Napoli. La premiazione viene ripresa (dietro lauto compenso) dalla Rai.

Leggo pure che l’Ischia Global Festival, una manifestazione collaterale tanto per riempire i palinsesti estivi della Rai con le loro inutili premiazioni, ha invitato Lindsay Lohan, la cantante attrice che tanto scandalo riesce a dare con così poco talento, che premierà con una specie di Oscar alla carriera nientemeno che Mario Pederzoli, nuotatore insigne, un po’ meno attore col nome d’arte di Bud Spencer.

Questa notiziola aiuta a capire i meccanismi con cui vengono distribuiti questi premi: la Lohan girerà a Cinecittà due filmettini per la televisione, e Bud Spencer sta girando ad Ischia una serie Mediaset prodotta da suo figlio dentro il quale ci saranno gli spot del Caffè Kimbo e l’acqua minerale.

E chi paga il canone, vede la programmazione andare in vacanza con la fine del campionato da Giugno a Settembre, e il palinsesto riempito di repliche e queste inutili manifestazioni. Per andare a pari con questo ignobile andazzo, occorrerebbe che quando ti chiedono il canone Rai, tu versassi le tue belle 70,50 Euro e per i rimanenti 30 Euro gli mandassi FOTOCOPIE di biglietti di banca. Se ti mandano una lettera di sollecito tu gli spedisci la fotografia della premiazione scolastica di tuo figlio…
Rendo l’idea?

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