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Israele si prepara a bombardare l’Iran?

di aldo.vincent

13 luglio 2009

Aerei israeliani

Israele accelera i preparativi per bombardare l’Iran.

Al g8 non se ne è parlato apertamente ma adesso si capisce Frattini (l’ultima ruota del carro) che aveva dichiarato che non avrebbero invitato Ahmadinejad al g8…

Noemi Cabitza
www.secondoprotocollo.org

Dopo il si al “bombardamento preventivo” da parte di Israele delle centrali atomiche iraniane arrivato un paio di giorni fa dagli USA ora arriva un’altra notizia che definire clamorosa è poco: l’Arabia Saudita avrebbe autorizzato i caccia con la Stella di David a sorvolare il proprio territorio “nell’eventualità di una missione di comune interesse”. A riferirlo, citando una anonima fonte diplomatica israeliana, è stato il Sunday Time nella sua edizione di ieri.

Secondo il Sunday Time a raggiungere questo risultato (comunque tutto da verificare) sarebbe stato il capo del Mossad in persona, Meir Degan, il quale avrebbe fatto capire agli sceicchi la pericolosità dell’Iran nel caso si dotasse di armi nucleari, aprendo di fatto una porta aperta essendo l’Arabia Saudita apertamente contraria al programma nucleare iraniano e, più in generale, all’Iran, patria dell’Islam sciita.

A confermare parzialmente questa notizia ci sarebbe la decisione presa dall’Egitto, altro nemico dell’Iran, di autorizzare un sottomarino israeliano a passare per il Canale di Suez per raggiungere il Mar Rosso e dirigersi verso il Golfo Persico.

Secondo queste informazioni quello che più temevamo si sta avverando. Israele sta accelerando vertiginosamente i preparativi per l’attacco all’Iran rischiando non solo di vanificare la rivolta dei giovani iraniani ma legittimando i Mullah sia ad una durissima repressione che ad una chiamata generale alle armi, fatto questo che potrebbe consegnare definitivamente l’Iran nelle mani di Ahmadinejad e delle sue milizie militari (esercito e pasdaran) dando così il colpo di grazia alla protesta e, nel contempo, favorendo il piano di Ahmadinejad di trasformare l’Iran in un “regime islamico”.

Ora sta alla diplomazia internazionale fare il possibile perché ciò non avvenga e per farlo l’unico modo è quello di appoggiare apertamente un cambiamento democratico in Iran. Se fino a ieri la realpolitik imponeva all’occidente di trattare con il regime iraniano oggi è proprio quella stessa realpolitik imposta dalle mosse di Israele a imporre un deciso cambio di rotta. L’unico modo di evitare una guerra dalle conseguenze imprevedibili è proprio quello favorire la dissidenza iraniana. Il problema è che purtroppo il tempo per farlo sembra non esserci, l’accelerazione verso il conflitto è vertiginosa.

Da domani gli otto grandi della terra saranno riuniti all’Aquila per quello che sicuramente è uno dei G8 più difficili della storia per i complessi argomenti posti sul tavolo (Iran e crisi globale). Da questa riunione deve uscire prima di tutto una ferma presa di posizione contro il regime e, contestualmente, un preciso ammonimento a Israele affinché non proceda nel suo piano di bombardare l’Iran. Il mondo adesso non ha bisogno di un’altra guerra, ha bisogno però che la politica internazionale per una volta faccia ciò che deve fare, con i fatti però, non con i discorsi di forma.

GLI ARTICOLI DEL TIMES QUI:

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Impiccati in Iran: la stampa non verifica le notizie

di aldo.vincent

2 luglio 2009

Crisi Iran

Sei manifestanti impiccati in Iran?

L’Unità ha riportato ieri:

Sei sostenitori di Mir Hossein Mousavi, il candidato moderato sconfitto nelle contestate presidenziali iraniane del 12 giugno dal presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad, sono stati impiccati l’altro ieri nella città santa di Mashhad. La notizia, riportata dal sito web del quotidiano israeliano Jerusalem Post, è stata confermata anche dall’agenzia semi-ufficiale Isna.
L’impiccagione dei sei supporter di Mousavi, tuttavia, non può essere verificata in modo indipendente.

Ora, io non voglio insegnare a nessuno a fare il giornalista, per carità. Però è necessaria una distinzione di ruoli altrimenti andiamo tutti nel pallone. Se fino a poco tempo fa la radio lanciava le notizie, la televisione le illustrava e i giornali le approfondivano, oggi questi ruoli si sono un po’ mischiati e succede spesso che le notizie vengano lanciate dal Web, e sta ai giornalisti verificarne le fonti e inchiavardarle in quel grande mosaico della nostra società che è il quotidiano di carta.
Perchè se cominciano pure i quotidiani a lanciare notizie che non si possano verificare, allora ti saluto ninetta.

Dico questo perchè la direttora dell’Unità ha preso il vezzo di lanciare notizie prese dal web e nascondere la mano dicendo che le notizie non si possono verificare.
Si possono verificare eccome!
Nel caso che stiamo analizzando, c’è il sito web in inglese del Jerusalem post che cita l’agenzia Isna che scrive in arabo, che avrebbe dichiarato dell’impiccagione di sei supporters di Mousavi. Però detta agenzia sul web ha pure una pagina con la traduzione dei lanci, qui: isna.ir/ISNA dove ognuno potrà verificare che non è stato scritto una beata fava di nulla.
Detto questo, complimenti alla signora e alle nuove rubriche tenute da Jovanotti e Fantozzi, in perfetta linea con la direzione che ha preso il giornale.

Alalà
(Scusate il saluto un po’ obsoleto. So che non è ancoar divenuto obbligatorio, ma mi sto portando avanti con il lavoro)

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E se il video della ragazza uccisa in Iran fosse falso?

di aldo.vincent

25 giugno 2009

FOTOGRAMMI

Portata via la famiglia di Neda

Anna Palmisano scrive che il corrispondente del “Guardian” riferisce che la famiglia di Neda Agha Soltan è stata costretta a lasciare il proprio appartamento.
E’ un articolo non firmato dove si legge::
“We just know that they [the family] were forced to leave their flat,” a neighbour said. The Guardian was unable to contact the family directly to confirm if they had been forced to leave.  Fonte: www.guardian.co.uk/world

Notizie confuse, si sa solo che le autorità hanno espulso Jon Leyne, corrispondente della BBC accusato di aver manipolato il filmato.

Intanto la signora Cecioni, in arte direttora dell’Unità ci attinge – come si dice – il biscotto e cavalca le notizie senza riscontro.

Oggi per esempio:

Gira sui blog, su Facebook. Gira nella Rete, dal basso, il messaggio della sorella di Neda. Non ci sono modi per verificare se si tratti di un documento autentico ma per il popolo del Web è una testimonianza vera. In questa chiave ve lo proponiamo.

Hai capito? Non siamo riusciti a verificare la notizia, ma coi tempi che corrono prendetevi pure questa probabile bufala.
Da Pulitzer.

Nel frattempo gira l’edizione più aggiornata del video della morte della figliola tagliata dei fotogrammi che avevano suscitato perplessità.
Abbocca pure il neodirettore della Stampa che forse ha dimenticato la lezione dell’ottimo giornalismo USA con cui si è nutrito…:

www.lastampa.it/multimedia

Per adesso è tutto.

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E noi saremmo più liberi e moderni dell’Iran?

di aldo.vincent

19 giugno 2009

Khomeini

Khomeini

E va bene, parliamo dell’Iran

Mi stupisce ancora oggi la superficialità con cui si trattano le questioni di questo Paese.
Del Terzo Mondo.
Allora cominciamo a parlare del Primo.

Immaginatevi il raccordo anulare di Roma a sei corsie, tre in una direzione e tre nell’altra. Immaginatevi che ad ogni semaforo ci sia un vigile e ad ogni svincolo un Mercedes con due poliziotti stradali. Immaginate che ad ogni svincolo parta una strada a due corsie per ogni direzione per andare in centro attraversando parchi e giardini fioriti. Immaginate che dalla montagna sia stata dirottata l’acqua che costeggia le strade e le tiene pulite. Immaginate che ogni venerdì, i semafori i guardarail e i passaggi pedonali vengano lavati col sapone. Immaginate che se avete caldo potete andare a nord della città e pranzare in uno degli innumerevoli ristoranti costruiti sotto le cascate, al fresco.
Questa è Teheran.

Adesso immaginate di entrare nel caldo opprimente del mezzogiorno, in un autobus o in un taxi collettivo e immaginate che TUTTE le persone profumino di essenze alle rose o alle violette.
Immaginate le donne che lasciano uscire i capelli dai loro fuolards colorati, civettuole e bellissime. Donne che occupano senza differenze luoghi pubblici, uffici privati, sportelli bancari. Donne che rientrate in casa illuminano con la loro allegria la vita familiare.
Questi sono gli abitanti, nobili e fieri.

Sì, ho visto anch’io intere facciate di palazzi con la faccia dell’Imam o dei martiri della guerra. Poi sono tornato in Italia e in via Broletto a Milano c’era un palazzo in restauro e per coprire i tubi Innocenti c’era un pannello alto sei piani con la faccia di Armani. Perché Armani sì e Khomeini invece no?
Chissà.

Di notte quando passavo davanti al grande parco per andare in centro, c’era un’enorme aiuola che si illuminava con la scritta “Allah Barakh” rossa.
La guardavo esterrefatto perché sembrava la scritta della cocacola al contrario.
Chissà perché un popolo che scrive che Dio è grande è assoggettato ad una teocrazia opprimente, mentre noi che inneggiamo al marchio di una multinazionale saremmo più liberi…
Mah.

www.giornalismi.info/aldovincent

Nessuna atomica in Iran

di linda

4 dicembre 2007

In un’intervista rilasciata nel settembre scorso alla britannica ‘Channel 4’, Mahmoud Ahmadinejad, premier iraniano, dichiarava che l’Iran non vuole la bomba atomica. “Dal punto di vista politico – aveva detto – non è utile, perchè dovremmo volere la bomba? Per quale uso? Non ne abbiamo bisogno”. Nessuno deve avergli creduto, soprattutto il presidente americano George W. Bush, visto che è del mese scorso la sua dichiarazione di una possibile e probabile Terza Guerra Mondiale. Rivolgendosi alla comunità internazionale Bush aveva dichiarato “Se siete interessati a evitare la Terza guerra mondiale mi sembra che dobbiate essere interessati a impedire che gli iraniani ottengano le conoscenze necessarie per realizzare una bomba atomica”. Ora scopriamo che l’Iran non ha e non avrà l’arma nucleare avendo congelato i piani per produrla già dal 2003, cioè 4 anni or sono, assecondando le pressioni internazionali. A darne notizia, attraverso un rapporto inviato al Congresso degli Stati Uniti, il National Intelligence Estimate (Nie) che ha riportato il lavoro di ricerca e spionaggio della Cia e dell’apparato americano di intelligence. Fu un’altra edizione del Nie ad avvertire il Congresso della presenza di armi di distruzione di massa in Iraq e a dare, quindi, il via libera all’attacco americano a Saddam Hussein e alla seconda guerra del Golfo. Come tutti sappiamo quelle armi non erano mai esistite e furono solo un pretesto per saldare un conto aperto da troppo tempo. Con questo scenario sono tante le domande che sorgono spontanee. Bush non ne sapeva nulla di questo rapporto un mese fa quando ha minacciato la possibilità di una Terza Guerra mondiale? E’ possibile che da un giorno all’altro si scopra una situazione presente in realtà già da quattro lunghi anni? C’è da fidarsi di questo rapporto, anche se è noto il fatto che oggi le agenzie spionistiche americane sono guidate da persone meno disposte a chinare il capo a Bush rispetto al passato? Come si chiede Zucconi su Repubblica, non è forse che a Bush “questo sgonfiamento del pallone nucleare non dispiaccia del tutto”?