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Il caso Veronica Lario-Berlusconi fa il giro del mondo

di aldo.vincent

30 aprile 2009

veronica-lario

Esultate! La stampa internazionale parla di noi!

Oh, che bello, siamo sulle prime pagine di tutti i maggiori quotidiani del mondo!
E lo dobbiamo al nostro presidente del consiglio!
Per la nostra politica estera? vi chiederete Per il risanamento dei nostri conti pubblici, o per che cosa? Tenetevi forte, coniglietti miei, perché questa volta siamo sulle prime pagine mondiali per i suoi c°glioni, che questa volta non sono solo quelli che lo votano, ma pure quelli che gli permettono di riprodursi.
Ommeglio, gli permettevano, perché da qualche tempo a questa parte, l’apparire per il premier è mooolto più importante del mettere…

(gallery dei maggiori quotidiani esteri sul Corriere.it

Eppure, parlando seriamente ( lo so è difficile parlare seriamente del premier ma…)
forse vi è sfuggita una delle interviste volanti in quel dell’Aquila quando all’arrivo gli hanno chiesto:”Come sta presidente?” e lui di rimando: “Benissimo, mai stato meglio! Ho appena fatto due iniezioni di cortisone che mi ha dato Scapagnini…
Ecco, andate a vederveli da soli gli effetti collaterali del cortisone e poi capirete molte cose.
E Scapagnini che con la storia di ringalluzzirgli la vita piano piano lo sta soffocando?
Santo Subito!

Appropò:

Delle tre candidate un po’ chiacchierate destinate alle Europee, oltre al Ditino nella Farfallina, c’è quella famosa Licia Ronzulli che ci siamo già trombati l’altra volta.
Sì, intendo dire che è stata trombata alle scorse elezioni e che ora $ua Emittenza la ricicla perché pare non ne possa proprio fare a meno.
Infatti, dopo il $uo ultimo lifting, la Ronzulli era l’infermiera incaricata di prenderlo a schiaffi tre volte al giorno.
Ecco, non so voi, ma io di tutte le sgallettate inutili che girano attorno al Capo, questa che prende a schiaffi il Cavagliere, altro che Europee, io la porterei pure alle Olimpiadi, pensa te…

http://aldoelestorietese.dilucide.com

noemi

D’Alema: mi assumo la responsabilità delle bombe su Belgrado

di aldo.vincent

25 marzo 2009

bombekosovo

Baffino D’ALEMA, il finissimo finto statista…

…E LE NOSTRE BOMBE SU BELGRADO

A dieci anni dalla guerra nel Kosovo, Massimo D’Alema, all’epoca presidente del Consiglio, in un’intervista a ‘Il Riformista’ rivendica le scelte fatte, e se ne assume la responsabilità. (Roma, 24 mar. Adnkronos) -
Il che, secondo me non lo esime da nulla, lo fece pure Mussolini per il delitto Matteottti, e in questo benedetto Paese le responsabilità politiche valgono zero.

Torno sull’argomento, non perché fui il primo dei pochissimi che gridarono allo scandalo prendendomi del fascista (e allora eravamo tutti fascisti, insieme a Santoro con la diretta Rai dai ponti di Belgrado con la popolazione che si era appuntata un bersaglio sul petto, come in altri tempi agli ebrei era stata appuntata una stella di stoffa gialla…), ma visto che specie da sinistra non fiata nessuno, rimetto la faccenda qui, su questi muri elettronici dove le parole fanno più fatica ad essere cancellate…

L’intervista continua:

”L’Italia non ha mai smesso di negoziare e anche durante i bombardamenti la nostra ambasciata a Belgrado rimase aperta”.
D’Alema rivela anche che quando seppe che gli Usa volevano tenere fuori l’Italia dal conflitto con i serbi, usando solo le basi, lui che casualmente si era dimenticato di passare dal Parlamento prima di dichiarare guerra ad un Paese europeo, cristiano, mediterraneo, con un miliardo di affinità con la nostra razza e cultura, e invece era volato a Washington per baciare l’anello a Clinton (e speriamo solo quello), preso da un sussulto d’orgoglio si era alzato dal pavimento dove era inginocchiato ed aveva emesso il suo ruggito del topo:

‘Presidente, l’Italia non e’ una portaerei. Se faremo insieme questa azione militare, ci prenderemo le nostre responsabilità al pari degli altri paesi dell’alleanza”.

Era moralmente giusto e anche il modo di esercitare pienamente -sottolinea D’Alema- il nostro ruolo. Dopo il Kosovo infatti l’Italia ebbe un ruolo primario. Una parte della regione e’ stata poi presidiata da una forza multinazionale sotto il comando italiano. E’ stata la prima volta che un contingente multinazionale serviva sotto la bandiera del nostro paese.
Qualche anno dopo
-rimarca D’Alema con riferimento alla sua esperienza di ministro degli Esteri- abbiamo avuto il comando della forza Onu in Libano. Due dei momenti più significativi dell’impegno di peacekeepink di tutto il dopoguerra”.

E bravo Baffino. Una manciata di morti per sedersi al tavolo dei vincitori. Non è nuova…
Dopo le prime vittime civili, mai un momento di pentimento?

Pentito no, mai. Continuo pero’ ancora oggi a pensare che non fosse necessario bombardare Belgrado”.
Ero turbato dalla guerra, sentivo la responsabilita’ di quello che accadeva, i civili che morivano… La mia preoccupazione era questa.
Il grande merito di quell’intervento e’ stato quello di mettere fine alle guerre balcaniche e aver ”innescato un processo per cui la Serbia oggi e’ un paese democratico”.

Evviva il nostro democratico ex presidente del Consiglio. L’unico dal conflitto mondiale del ’45 ad aver dichiarato la guerra ad un Paese amico…

Passa il tempo ed io su questo finissimo finto statista non ho mosso di un ette il mio giudizio. L’unico merito, glielo devo riconoscere, è stato quello di aver interrotto un’antica tradizione dei nostri italici comandanti: ha finito la guerra con lo stesso alleato con la quale l’aveva cominciata.
Per il resto…

http://aldoelestorietese.dilucide.com

belgrado

Il vile attacco del Giornale ad Obama

di aldo.vincent

13 marzo 2009

obama

Obama: E SE FOSSE UN NEGRO STRONZO?

Certo, commentare un articolo uscito sul Giornale, fa quasi ridere, non per l’articolettista che l’ha scritto, ma per il suo Direttore che è riuscito a ridicolizzare la creatura che fu di Montanelli.

Pure Roberto D’Agostino, il famoso indiscretino del Web che raccoglie la palla al balzo e sicuro che non ci sarà nessun Bonaiuti che gli farà cancellare il titolo, dà la stura al suo malcelato cafonale per titolare su Dagospia:

E SE FOSSE UN NEGRO STRONZO?
OBAMA SNOBBA I BLOGGER (CHE HANNO TIFATO PER LUI): “FUTURO DEL GIORNALISMO? NON CREDO, SONO FUORVIANTI E SEMPLICISTICI, LI LEGGO RARAMENTE” – E SUL WEB SCATTA LA RIVOLTA – DRUDGE GODE: “ORA SMETTERANO DI DIFENDERLO”…

Matteo Buffolo
per “Il Giornale”

Ed eccolo, questo Buffo, Buffolo che scrive un’articolessa tutta tesa (la trama della strategia comincia ad essere chiara) a sputare veleno contro Obama e la sua politica.

Allora, vediamo, cos’è successo.

Il New York Times intervista per 45 minuti! il Presidente degli Stati Uniti in volo sul suo Air Force One. Un’intervista veloce, a botta e risposta che riassume su SEI pagine web.

Si parla di tutto, ovviamente, e verso la fine il giornalista chiede:

  • Sir, cosa sta leggendo in questi giorni?
  • Vuol dire oltre al NY Times? (ride perché la battuta è buona)
  • OLTRE al NY Times, legge il web?
  • Leggo la maggior parte dei giornali nazionali
  • Legge i riassunti o direttamente dai giornali?
  • Leggo direttamente dai giornali…. Ma spendo la maggior parte del tempo a leggere relazioni (breefeing)… non guardo la televisione, lo confesso, e raramente leggo i blog..

FINE Non dice altro!
D’altra parte, cos’altro avrebbe potuto dire?
E secondo voi, questa dichiarazioncella può dare la stura alle bordate italiche da parte di queste truppe cammellate al soldo del Padrone?
Ridicoli.

Chi volesse sentire l’intervista di Obama in viva voce può andare qui:
www.nytimes.com/2009/03/08/

La trascrizione integrale dell’intervista l’ho messa qui: www.giornalismi.info/aldovincent

La ricetta di Cossiga: “Infiltrare agenti provocatori e picchiare le maestre”

di linda

24 ottobre 2008

Prima mi è arrivata una mail che riportava questa intervista all’ex presidente della Repubblica Cossiga rilasciata al quotidiano La Nazione sulle dichiarazioni di forza di Berlusconi nei confronti degli studenti in lotta contro la riforma Gelmini e la Legge 133, ma non ci volevo credere. Mi sono detta “sarà la solita esagerazione da estremisti, è impossibile” ed ho iniziato a scandagliare la rete alla ricerca di conferme per sconfessare chi mi aveva mandato questa mail terroristica.

Ed, invece, ahimè è tutto vero! Come ho letto sul blog di Piero Ricca, Cossiga avrebbe fatto veramente queste dichiarazioni scriteriate e vergognose. Il Picconatore folle ha rivelato ad un mezzo di stampa che per risolvere il problema si dovrebbero picchiare e mandare all’ospedale le maestre ragazzine ed infiltrare, con agenti provocatori “pronti a tutto”, il movimento.

Ma non è che Cossiga, al contrario di quello che di primo acchito si è tentati a credere, abbia avuto un momento di lucidità ed espresso il pensiero di tante persone perbene al Governo? Lascio a voi il giudizio leggendo di seguito quello che il senatore a vita ha dichiarato con estrema nonchalance al giornalista de La Nazione:

Domanda – Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?

Risposta – Dipende, se ritiene d’essere il Presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico PCI ma l’evanescente PD, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia.

D – Quali fatti dovrebbero seguire?

R – Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero Ministro dell’interno.

D – Ossia?

R – In primo luogo, lasciar perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…

D – Gli universitari, invece?

R – Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.

D – Nel senso che…

R – Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.

D – Anche i docenti?

R – Soprattutto i docenti.

D – Presidente, il suo è un paradosso, no?

R - Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!

D – E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? In Italia torna il fascismo, direbbero.

R – Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio.

D - Quale incendio?

R – Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese

N.B. L’intervista originale non l’ho ancora trovata quindi, non ho la certezza al cento per cento che sia vera. Staremo a vedere.

Dei sepolcri

di linda

13 giugno 2007

“…né piú nel cor mi parlerà lo spirto delle vergini Muse e dell’amore, unico spirto a mia vita raminga, qual fia ristoro a’ dí perduti un sasso che distingua le mie dalle infinite ossa che in terra e in mar semina morte?”

 

Dopo essere stato definito dall’emerito Emilio Fede ‘un vecchio alcolizzato’, e dopo un anno preciso dal suo arresto, Vittorio Emanuele di Savoia torna a far parlare di sé. E lo fa senza mezzi termini. Alla giornalista della Repubblica, che lo ha intervistato, il ‘principe’ ha confidato di avere ricevuto ben 600 lettere da parte di cittadini italiani consci della sua buona fede e del marciume che si annida nella giustizia italiana. Vittorio Emanuele ha voluto precisare che la lettura delle liete missive (“Niente insulti. Dicevano tutti la stessa cosa: siamo con lei. Tenga duro”) è stata fatta durante i difficili giorni degli arresti domiciliari “a Roma in quell’appartamento buio”. Non sarà molto felice di queste dichiarazioni il caro amico del Principe che gli ha messo a disposizione la sua casa – il buio covo, la tenebrosa caverna, il loculo misterioso – in via Ruggero Bacone 3, pieno quartiere Parioli (noto ahimè per il suo animo operaio e per le basse costruzioni industriali), rischiando una svalutazione immobiliare. L’intervista è proseguita con domande incalzanti e, a volte, anche taglienti. Alla domanda sui rapporti con la moglie, la giornalista ha citato una frase in cui il principe, parlando di prostitute, avrebbe dichiarato “sono cacciatore e ogni tanto mi piace sparare”. Per niente spaventato da questa citazione, l’erede della gloriosa casata dei Savoia, ha declamato le doti della moglie, sensibile a tal punto da capire che quelle dichiarazioni non erano vere, erano solo “scempiaggini al telefono”. In fondo, “gli amici, i maschi, sono tutti goliardi”. E si divertono a farsi passare per chi non disdegna le ‘belle di notte’. Un fregio veramente immancabile, da apporre assolutamente vicino allo stemma dell’ordine cavalleresco di San Maurizio e Lazzaro, sul bavero della giacca. Ma il culmine dell’intervista non può che essere considerata la richiesta di un gesto che proclami l’immortalità del ‘sommo principe’. Il ‘Foscolo de noatri’ rivendica il diritto di avere una via a lui intitolata in quel di Potenza, dal momento che “era una città che non conosceva nessuno. L’ho lanciata io”, rassicurando le casse comunali con un “La targa la pago io”, precisazione pressoché indispensabile. E quando la cara principessa Marina Doria percorrerà la via che porta alla prigione di Potenza non potrà non pensare a quanto siano goliardici e furbacchioni questi maschietti.