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Di chi le responsabilità per la bimba morta in auto?

3 Giugno 2008

In questi giorni in cui avevamo il tempo di farlo abbiamo discusso molto della bambina di due anni, Maria, morta a Merate (Lecco) perché dimenticata dalla madre in auto davanti al liceo dove questa insegna. Contro ogni pronostico si sono formate due posizioni differenti ed opposte nel drappello di gente che aveva voglia di parlare di una cosa così triste e grave durante un fine settimana di vacanza.

Alcuni sostenevano, come la maggior parte delle persone che hanno ascoltato la notizia e ne sono rimaste sconvolte, che è impossibile dimenticare il proprio bambino sull’auto, è impossibile trattarlo alla stregua di un oggetto, inglobato nelle maglie della routine quotidiana a tal punto da perdere la propria identità di essere umano per assumere quella di arredamento domestico o comunque di accessorio obliabile.

Ma alcuni altri, a sorpresa, sottolineavano quanto i tanti impegni che oberano le giornate di chi ha figli, un lavoro ed una casa a cui tenere dietro, possono a volte far commettere degli errori talmente gravi ed aberranti che mai si sarebbe creduto di poter fare. In un certo modo questa donna si è trasformata nell’emblema della figura femminile di oggi, sempre più calpestata e stanca, trascinata nel vortice delle incombenze della vita moderna, incapace di tenere tra le proprie mani le migliaia di fili che compongono il tran tran famigliare ma che è comunque obbligata a fare, suo malgrado vittima e carnefice, a tal punto da provocare con le sue stesse mani la morte della propria prole, causa principale di tanti sforzi e fatica.

E’ verissimo, ed io per prima sempre sbadata e spesso occupata con le mie fantasticherie astratte ne posso dare conferma, dimenticare anche le cose importanti, ma come è possibile che in più di quattro ore (dalle 8.30 alle 13, arco di tempo in cui la madre faceva la sua normale lezione al liceo scientifico Agnesi mentre la bambina moriva all’interno dell’abitacolo della sua auto) non le sia mai venuta in mente sua figlia e che sia stata necessaria la chiamata del marito per riportarla alla realtà?

Anche se forse, capita e potrebbe capitare, non me ne riesco a capacitare. Forse, è solo l’inconsapevolezza di chi non ha figli e responsabilità da gestire. Ma, per favore, non diamo la colpa ad un gruppo di brufolosi sedicenni che si sono avvicinati all’auto e si sono accorti della piccola dentro, senza però dare l’allarme a nessuno, quando tante persone, adulte e consapevoli, non soccorrono neanche il barbone che gli muore di fianco per strada o non accorrono in aiuto di una donna che sta gridando perchè aggredita o derubata!

La futura classe politica

19 Giugno 2007

Un’insegnante di Palermo rischia due anni di carcere per avere punito un ragazzino di seconda media facendogli scrivere sul quaderno cento volte la frase ‘sono un deficiente’. Ma i genitori del ragazzo non hanno apprezzato il tentativo educativo della maestra e l’hanno denunciata. A rendere nota la vicenda è stato ‘Il Giornale di Sicilia’ qualche giorno fa. Il ragazzino, dodicenne, aveva impedito ad un coetaneo di entrare nel bagno dei maschi apostrofandolo con frasi del tipo “tu non puoi entrare, sei gay, sei femmina…”. Dopo avere risposto a tono all’insegnate, il padre, si è rivolto ai carabinieri. Il pm Ambrogio Cartosio ha così chiesto la condanna dell’insegnante 56enne a due mesi di carcere, pena poi sospesa, per abuso di mezzi di correzione. Dopo 30 anni di insegnamento la professoressa vede messo in discussione il proprio lavoro, solo per avere punito, con una frase dai toni di certo non apprezzabili, un ragazzetto indisciplinato e molto scortese. Magari un ‘non rispetto gli altri’ o ‘mi sono comportato in modo scorretto’ avrebbero sortito un effetto diverso sui suscettibili genitori. O, comunque, avrebbero risparmiato ai posteri l’umiliante figura di un giovinetto considerato ‘il leader’ dai compagni di classe che a dodici anni non sa neanche scrivere la parola ‘deficiente’. L’alunno oltre ad essere ‘molto vivace’, infatti, sembra non conoscere a fondo le nozioni di ortografia, per cento volte la parola ‘deficiente’ è stata scritta omettendo la lettera «i».

Se qualcuno ha un commento in merito non esiti ad esprimerlo.