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Per Umberto Eco il Web sta distruggendo la memoria

di Aldo

23 maggio 2010

Il web è idiota e sta distruggendo la memoria, parola di Umberto Eco

Definisce il Web “idiota” in un certo senso, perché non è in grado di fare una selezione delle informazioni, rischiando così di farci perdere quelle informazioni condivise che fanno parte dell’enciclopedia comune.

Nel corso dell’intervento, chiamato “L’avvenire della memoria” e introdotto dalla semiologa Patrizia Violi, Umberto Eco ha proposto un’equivalenza tra anima, cultura e memoria.

L’anima è fondamentalmente memoria. Senza memoria, non si può andare né all’Inferno, perché la dannazione consiste nel rivivere costantemente i propri peccati, né in Paradiso, perché se ci arrivassimo senza memoria la beatitudine non sarebbe che un’ipnosi senza senso.

Il Web, secondo Eco, è un dispositivo idiota perché trattiene ogni cosa e il suo contrario, senza avere la capacità di filtrare le informazioni. Inoltre, non mette niente in latenza e si basa sull’eccesso di informazione sempre presente e disponibile.

Allo stesso tempo, non esiste la certezza che i nostri supporti elettronici durino a lungo. Ad esempio, i floppy disk sono quasi del tutto scomparsi e la stessa cosa potrebbe accadere ai CD e DVD. Nessuno ci dice che i computer del futuro saranno in grado di leggerli.

Il rischio è di perdere di vista l’enciclopedia comune, ovvero l’insieme delle conoscenze relative al mondo che possiede ognuno di noi e della quale ogni volta attiva una versione parziale secondo le esigenze. Infatti, secondo Eco, il rischio è di trovarsi di fronte a sei miliardi di enciclopedie individuali, una diversa dall’altra, in cui le nozioni condivise sono perdute.

Nel mirino c’è quindi la conoscenza condivisa tipica di Wikipedia, dove l’utente può modificare le voci a suo piacimento e in cui le fonti si fanno vaghe. Ma Umberto Eco conserva la speranza che nel lungo periodo ci possa essere una comunità motivata, allargata e non scientifica a correggere continuamente gli errori.

Per carità, quando scrive qualcosa Umberto Eco, il nostro più grande semiologo morente, occorre leggere con attenzione le cose che dice. Faccio però sommessamente notare, a lui che sa scartabellare vecchi libri in vecchie biblioteche, ma pure a voi che non approfondite mai una mazza e passate alla velocità dei surfisti su tutto ciò che si scrive nel Web, senza approfondire, senza riflettere, senza andare a vedere, che esistono papiri scritti in demotico egizio dove si metteva in guardia dal diffondere la scrittura perchè avrebbe debilitato la memoria (e pure i pitagorici, se non erro, erano contrari allo scrivere per lo stesso motivo). Solo per dire che è materia antichissima, che parte da lì e arriva fino a mia nonna che temeva che il telefono facesse venire il cancro al cervello. Insomma, è indubbio che ogni nuova tecnologia modifica noi, il nostro comportamento e l’ambiente in cui viviamo, ed è indubbio che queste nuove forme di progresso avranno bisogno di filosofi che usando la maieutica ce ne insegnino l’uso ed i nuovi significati. Ma fare terrorismo ideologico non serve a nulla, se non a confondere la gente.

http://aldoelestorietese.dilucide.com

Mondadori: bilancio in attivo ma giornalisti in pensione

di Aldo

20 aprile 2010

MONDADORI: Bilancio in attivo ma manda in pensione i giornalisti

L’editoria è in crisi e i consigli d’amministrazione prendono decisioni con i paraocchi: invece che smantellare vecchie strutture per sostituirle con mezzi più “leggeri” e adatti ai tempi e alla velocità con cui cammina l’informazione, praticano l’unica strada che conoscono: tagli ai giornalisti, che non vuol dire affatto che abbiano deciso di affettarli (ehehehe), ma di mandarli in pensione prima del previsto (e magari sostituirli con collaborazioni esterne) questo sì.

E’ una tendenza italica ed europea: pensate – solo per fare un esempio – che quando passai per Santo Domingo tre anni or sono, trovai amici che erano stati presi in carico dalla diplomazia italiana ed Europea. In pratica, poiché si era scoperto che i servizi di manutenzione dei computer delle Ambasciate e Consolati italiani ed europei erano in mano ad organizzazioni del luogo porgendo il fianco alle “visite” sui nostri files “sensibili”, con pericolo di spionaggio, si era stabilito di sostituire questa struttura con una forza lavoro scelta tra i nostri giovani. Si fecero concorsi, si selezionò personale qualificato, lo si addestrò e lo mandarono nelle nostre sedi diplomatiche in giro per il mondo.

L’anno scorso i nostri consolati e quelli della Commissione Europea convocarono i sindacalisti a Bruxelles e proposero di incorporare le varie sedi per la manutenzione, per fare un esempio l’ingegnere della Commissione Europea che era stato messo a Santo Domingo doveva accettare di fare la manutenzione anche a Cuba, Salvador, Nicaragua et similia (cito a caso, non ricordo esattamente i paesi ma il senso è quello) praticamente uno che era venuto pacificamente a fare la manutenzione dei computer in un paese relativamente pacifico poi doveva mettersi gli anfibi e andare in zone di guerra…

Incassato un deciso no dai sindacati, le sedi diplomatiche hanno deciso che alla fine dei contratti triennali, vanno tutti a casa e il servizio di manutenzione delle reti informatiche viene affidato DI NUOVO a strutture locali. Capito lo spreco di risorse umane ed economiche?

Bene, allo stesso modo folle e fuori da ogni logica imprenditoriale, società editoriali col rosso in bilancio hanno chiesto lo stato di crisi. Vogliono soldi dallo Stato, cioè dal governo al quale metterà in mano un cappio sempre più grosso da far girare al proprio collo.

Qui l’aggravante è che lo stato di crisi lo ha chiesto pure la Mondadori, proprietà Fininvest e cioè del nostro amato pre$idente del Con$iglio che ha prontamente accordato la ridefinizione degli organici anche se Mondadori non ha affatto chiuso in rosso i propri bilanci, anzi…

Sicuramente Berlusconi, al momento della firma dev’essere uscito dalla stanza come aveva promesso per superare il voluminoso conflitto d’interessi che ammanta la sua gestione.

Però i dubbi rimangono.

O no?

ALDO VINCENT
www.giornalismi.info/aldovincent

Le lotte da Internet devono tornare nel mondo reale

di Aldo

4 gennaio 2010

Lotte virtuali

Benvenuti negli anni dieci! Sono finiti gli anni zero! Chissà cosa resterà di questo nostro Belpaese nelle pagine di Storia. Ne riparleremo. Abbiamo tutto l’anno. Pensavo invece, alla fine del Medio Evo e di come la stampa a caratteri mobili abbia impresso un’accellerazione iperdinamica all’alfabetizzazione, tanto da confondere l’intera società e non solo i bibliotecari che andavano al mercato a comprare i libri stampati e li portavano nelle copisterie per farli ricopiare a mano, ma persino nel popolo che solo con Martin Lutero trovò la Sacra Bibbia scritta in tedesco con cui apprendere a leggere e scrivere, al contrario del popolo italico a cui era persino vietato leggerla la Bibbia, pena il rogo.

Pensate che fino al 1700 la maggior parte di coloro che scrivevano libri erano pure quelli che li leggevano, e il 70% dei libri stampati apparteneva ad autori greci o latini. Il mondo era diviso tra chi sapeva leggere e chi no, un po’ come sta succedendo oggi con Internet: molti lo usano e potremmo definirli i nuovi alfabetizzati del computer, mentre molti altri non conoscono questa nuova tecnologia e sono i nuovi alfabeti, con la differenza – secondo me – che la divisione si delinea con maggior forza tra le generazioni.

Se per esempio volete sapere cos’è successo ieri a Berlusconi, voi andate sugli aggregatori di notizie o sui quotidiani on line, i vostri genitori leggeranno i giornali, la nonna guarderà la televisione. (con le dovute eccezioni, ovviamente). Ne consegue che la comunicazione, i commenti, le prese di posizione avvengono per compartimenti stagni, coi giornali a fare da grancassa al sistema e qualche volta a lanciare articolesse tanto per tastare il terreno alle reazioni, la televisione continua a propinare notizie scelte ad uso e consumo di qualcuno, e quelli del Web ad unirsi in gruppi, comitati, aggregazioni che sono sì una parte dell’opinione pubblica, ma sterilizzata, parcheggiata in un luogo virtuale e asettico e solo quando esce da quel Limbo provoca reazioni tutte protese verso la censura, l’impedimento, fino a sottili forme di disprezzo.

Ecco, secondo me, anno nuovo vita nuova occorre che il Web cessi di parlarsi addosso e che qualcuno (qualcuno già lo fa, ma sono pochi) faccia uscire queste forme di dissenso dal bagno caldo dove siamo immersi con le nostre opinioni e si dia da fare per far diventare le parole solide. Come? Basterebbe che le notizie, le opinioni che ci piacciono, su FaceBook per esempio, escano dal consueto parlarci addosso, e diventino carta. Sì, carta su cui fotocopiare le frasi i concetti, le proposte che poi vadano a finire sulle bacheche delle Università o dei luoghi di lavoro, appiccicate sui muri, sulle porte dei supermercati.

Una volta si faceva volantinaggio, oggi chissà se potrebbe essere considerato un gesto superfluo. Oggi è uscita la provocazione di De Magistris, a cui invariabilmente fanno seguito le reazioni a compartimenti stagni di tutte le camarille della politica. Ecco, anno nuovo e iniziative nuove, invece di fondare i soliti gruppi di sostegno a De Magistris, sulla falsariga degli infiniti sostegni alla Gabanelli, a Clementina Forleo, Masciadri, Vendola o gruppi contro la via a Craxi, l’acqua privatizzata, l’ambiente e tutte quelle altre iniziative legittime, ma sul piano pratico sterili, io propongo che questa volta oltre alla solidarietà a questo o a quello, qualcuno – i più capaci, i più attrezzati, i più tenaci – stampino le parole di solidarietà su carta e vadano ad appiccicarle dove possono. Andiamo a batterci sul terreno dell’avversario. Che ne dite? Aldo Vincent

www.giornalismi.info/aldovincent

Il terremoto ai vertici della stampa italiana

di Aldo

31 marzo 2009

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Il Gioco dei Quattro Cantoni

Oggi, per i miei lettori più piccini, spiegherò il gioco dei quattro cantoni.

Materiale occorrente:
non occorre del materiale, ma è indispensabile che ci siano quattro mezzi di comunicazione di massa. Cosa vuol dire? È presto detto, la comunicazione sono le balle che raccontano, la massa i coglioni che ci credono e i mezzi, sono così perché se fossero interi farebbero informazione.

Giocatori:
per partecipare bisogna essere in cinque, non di più e non di meno. Tutti gli altri, e sono tanti, possono ingegnarsi a formare cordate, camarille, congreghe, combriccole, combutte, cricche o logge al fine di poter fare il medesimo gioco in altro campo.

Svolgimento:
quattro si alzano di scatto dalla poltrona che occupano e vanno ad occupare la poltrona accanto senza MAI permettere a quello posto al centro di poter occupare una delle poltrone in gioco, altrimenti si monta la testa e va a finire che fa informazione.

Il giocatore al centro alla vista di tanta manfrina, recita la frase rituale: “C’è posto per me nel giardino del re ?“; e gli altri quattro partecipanti rispondono di “no” in coro .

Allora il giocatore al centro si guarda intorno e comincia a dire peste e corna dell’Imperatore (ebbene sì, nel frattempo LUI si è fatto incoronare da alcuni tipini Fini alLa Russa) finchè quest’ultimo convoca una conferenza stampa, grida al complotto, si dice vittima di questa Informazione Rossa ed emette un editto bulgaro udito il quale gli occupanti delle quattro poltrone, si scambiano prontamente di posto, senza che quello in centro riesca a dire beh.

Conclusione:

è un gioco simpatico, antico e forse un pochino noioso, ma che qualcuno continua ad apprezzare.
Bene, mi direte, ma quando si vince?

Ahimè, coniglietti miei, questo gioco dura all’infinito e non vince mai nessuno!

aldoelestorietese.dilucide.com

Genchi accusa lo Stato per la morte di Falcone e Borsellino

di Aldo

4 marzo 2009

gioacchino-genchiBLOGGERS FREE (Passaparola)

Il 27/2 il blog di Beppe Grillo www.beppegrillo.it ha pubblicato un’intervista a Gioacchino Genchi che accusa servizi segreti e politici di essere coinvolti nella morte di Falcone e Borsellino. Genchi non è uno qualunque. E’ l’uomo che secondo lo psiconano ha intercettato 350.000 italiani. La più grande spia della Storia dopo Mata Hari.
Sapevo che le reazioni alle parole di Genchi, le più pesanti che io abbia mai sentito contro quello che ci ostiniamo a chiamare e pensare Stato, potevano essere solo due. Farlo passare per mitomane o il silenzio assoluto, mafioso di tutti i giornali e i canali televisivi.
L‘omertà ha prevalso. Nessuno ha visto e sentito. Non Mieli, non Riotta, non Mauro.
Il video di Genchi (qui sotto) è il più visto su YouTube nelle ultime ventiquattro ore,  ma nessun media nazionale ne ha riportato il contenuto.

Un paradosso dell’informazione. Se chiudono la Rete, su questo Paese caleranno le tenebre. La Cupola dei Giornalisti è più forte, più coesa di Cosa Nostra. Genchi ha detto la verità, la controprova è che Genchi per i media non esiste, che i mandanti degli omicidi di Falcone e Borsellino non possono essere neppure nominati.
Genchi ha detto:
E questa è l’occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D’Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata.”
Genchi era presente in via D’Amelio, ha visto il corpo carbonizzato di Borsellino, ha seguito le indagini sul segnale che ha innescato la bomba, non parla per sentito dire. Borsellino era minacciato, ogni domenica si recava da sua madre, ma lo Stato non riuscì neppure a isolare l’area di parcheggio di fronte al palazzo con una transenna. Genchi non è l’unico a indicare nella strage di via D’Amelio la nascita della Seconda Repubblica.
Antonio Ingroia, pm di Palermo:
La verità va cercata a ogni costo, io penso che la cosiddetta Seconda Repubblica ha i suoi pilastri nel sangue versato da tanti uomini dello Stato, magistrati e poliziotti” (*).
Dalla sentenza della corte d’Assise di Caltanisetta del processo Borsellino ter:
Proprio per agevolare la creazione di nuovi contatti politici occorreva eliminare chi, come Borsellino, avrebbe scoraggiato qualsiasi tentativo di approccio con Cosa Nostra e di arretramento nell’attività di contrasto alla mafia, levandosi a denunciare, anche pubblicamente, dall’alto del suo prestigio professionale e dalla nobiltà del suo impegno civico, ogni cedimento dello Stato o di sue componenti politiche” (*).
Se l’informazione non esiste, facciamoci noi informazione. Ci vuole un nuovo CLN. Un Comitato di Liberazione Nazionale dell’informazione. Riportate sul vostro blog il testo dell’intervista di Genchi, traducetelo in tutte le lingue e inviatelo ai blog esteri che conoscete. Linkate il video da Youtube. Create i vostri video con le vostre analisi e conclusioni.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

(*) Testi tratti dal libro: “L’agenda rossa di Paolo Borsellino” di Lo Bianco/Rizza.

GLI APPROFONDIMENTI QUI:

http://www.giornalismi.info/aldovincent

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