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Rosarno: la paura dello sporco immigrato e la lotta tra poveri

di aldo.vincent

11 gennaio 2010

Rosarno rivolta

Rosarno: CAPITOLO XXI

Ora gli emigranti sono trasformati in nomadi. Quella gente che aveva vissuto di stenti sui magri prodotti d’un pezzetto di terra, adesso ha l’intero Occidente in cui spaziare. E lo va rovistando da un capo all’altro, e le strade son convertite in fiumane di gente, e gli argini dei corsi d’acqua sono presidiati da falangi di straccioni.

Finché erano rimasti nei loro poderi del Middie West e del South West, erano stati tutti coloni, coloni che l’industria aveva lasciati intatti, contadini che non sentivano il bisogno di ricorrere alle macchine per lavorare la terra, né conoscevano la potenza e il pericolo delle macchine nelle mani di privati. Non si erano assuefatti ai paradossi dell’industria. Vedevano distintamente il lato assurdo e ridicolo della vita industriale.

Ed ecco che, spodestati e sfrattati dalle macchine, si ritrovano a trascinarsi senza meta sulle strade. Il moto li trasforma totalmente; la strada li trasforma, e la vita nella tenda, e la paura della fame, e la fame stessa. E li trasformano i bambini senza cibo, e gli interminabili spostamenti. Ormai sono solo dei nomadi. E li trasforma l’ostilità che incontrano dappertutto, e che li cementa, li salda insieme.., quell’ostilità che induce i paesini a organizzarsi e ad armarsi come per respingere un invasore, con bande armate di bastoni, impiegati e commercianti coi loro fucili da caccia, preparati a difendersi contro i loro stessi fratelli.

Ed ecco che nel West subentra il panico, ora che i nomadi vanno moltiplicandosi per le strade. I ricchi sono terrorizzati dalla loro miseria. Individui che non avevano mai provato la fame, ora vedono gli occhi degli affamati. Individui che non avevano mai provato desideri intensi per qualche cosa, vedono ora l’ardente brama che divampa negli occhi dei profughi. Ed ecco gli abitanti delle città e della pigra campagna suburbana organizzarsi a difesa, dinanzi all’imperioso bisogno di rassicurare se stessi di essere loro i buoni e i cattivi gli invasori, come è buona regola che l’uomo pensi e faccia prima della lotta.

Dicono: vedi come sono sudici, ignoranti, questi maledetti Okies. Pervertiti, maniaci sessuali. Ladri tutti dal primo all’ultimo. gente che ruba per istinto, perché non ha il senso della proprietà. Ed è giustificata, se vogliamo, quest’ultima accusa; perché come potrebbe, chi nulla possiede, avere la coscienza angosciosa del possesso?

E dicono: vedi come son lerci, questi maledetti Okies; ci appestano tutto il paese. Nelle nostre scuole non ce li vogliamo, perdio. Sono degli stranieri. Ti piacerebbe veder tua sorella parlare con uno di questi pezzenti?

E così le popolazioni locali si foggiano un carattere improntato a sentimenti di barbarie. Formano squadre e centurie, e le armano di clave, di gas, di fucili. Il paese è nostro. Guai, se lasciamo questi maledetti Okies prenderci la mano. E gli uomini che vengono armati non sono proprietari, ma si persuadono di esserlo; gli impiegatucci che maneggiano le armi non possiedono nulla, e i piccoli commercianti che brandiscono le clave possiedono solo debiti. Ma il debito è pur qualche cosa, l’impiego è pur qualche cosa. L’impiegatuccio pensa: io guadagno quindici dollari la settimana; mettiamo che un maledetto Okie si contenti di dodici, cosa succede? E il piccolo commerciante pensa: come faccio a sostenere la concorrenza di chi non ha debiti?

E i nomadi defluiscono lungo le strade, e la loro indigenza e la loro fame sono visibili nei loro occhi. Non hanno sistema, non ragionano. Dove c’è lavoro per uno, accorrono in cento. Se quell’uno guadagna trenta cents, io mi contento di venticinque.

Se quello ne prende venticinque, io lo faccio per venti.

No, prendete me, io ho fame, posso farlo per quindici.

Io ho bambini, ho i bambini che han fame! io lavoro per niente; per il solo mantenimento. Li vedeste, i miei bambini! Pustole in tutto il corpo, deboli che non stanno in piedi. Mi lasciate portar via un po’ di frutta, di quella a terra, abbattuta dal vento, e mi date un po’ di carne per fare il brodo ai miei bambini, e io non chiedo altro.

E questo, per taluno, è un bene, perché fa calar le paghe mantenendo invariati i prezzi. I grandi proprietari giubilano, e fanno stampare altre migliaia di prospettini di propaganda per attirare altre ondate di straccioni. E le paghe continuano a calare, e i prezzi restano invariati.

Così tra poco riavremo finalmente la schiavitù.

E ora i latifondisti e le società inventano un metodo nuovo. Metton su fabbriche di frutta in conserva, e quando le pesche e le pere e le susine sono mature fanno calare il prezzo della frutta fresca al di sotto del costo di produzione. Cos comprano la frutta fresca a prezzo irrisorio, ma tengono alto quello della frutta in conserva, e realizzano enormi profitti. E i contadini, i contadini che non possiedono fabbriche di frutta in conserva, perdono i loro frutteti; e i frutteti vengono assorbiti dai latifondisti e dalle banche e dalle società che possiedono le fabbriche di frutta in conserva. I contadini allora si trasferiscono in città, e in poco tempo vi esauriscono il loro credito, e perdono gli amici e s’alienano i parenti e finalmente si riducono anch’essi sulla strada. E le strade sono affollate di gente avida di lavoro, ma avida al punto da esser disposta ad assassinare pur di trovarne.

E le banche e le società si scavano la fossa con le proprie mani, ma non lo sanno. I campi sono fecondi, e sulle strade circola l’umanità affamata. I granai sono pieni, e i bimbi dei poveri crescono rachitici e pieni di pustole. Le grandi società non sanno che la linea di demarcazione tra fame e furore è sottile come un capello. E il denaro che potrebbe andare in salari va in gas, in esplosivi, in fucili, in spie, in polizie e in liste nere.

Sulle strade la gente formicola in cerca di pane e lavoro, e in seno ad essa serpeggia il furore, e fermenta.

John Steinbeck

Premio Nobel per la letteratura 1962

FURORE (1939)

TANTO PER DIRE CHE CHI NON STUDIA LA STORIA POI NE RIPETE GLI ERRORI…

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Gli immigrati nei Cei ammassati come polli

di aldo.vincent

20 maggio 2009

I polli di Report

Ho visto Report sul satellite (il giorno dopo) e parlava degli allevamenti. Lo so che non c’entra nulla con il puntiglioso ed illuminante reportage, però quando ho visto l’allevamento dei polli ho avuto come un flash e mi sono chiesto da dove venisse quella specie di dejavù. Oggi l’ho trovato e ve lo propongo:

centro-accoglienza-immigrati

Le inutili e indolori notizie dei quotidiani italiani

di aldo.vincent

18 maggio 2009

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Una supplica ai direttori di quotidiani italiani

Repubblica promette (minaccia?) di seguire pedissequamente il caso Noemi, ma hanno le loro ragioni e non ci metto lingua. I disgraziati ricacciati in Libia sulle loro carrette sono scomparsi dalla faccia dell’informazione. Però sono quattro giorni che ce la menano con D’Alessio e la Tatangelo che avrebbero perso il figlio annunciato.
Si potrebbe romperci le tasche (è un eufemismo) con qualcosa di più sostanzioso?
Please

L’acaro compie cinquant’anni

Quando ho letto il titolo sulla Stampa di oggi, ho aperto l’articolo con trepidazione, perché già mi immaginavo uno scienziato, tipo Zichichi che festeggiava con la sua cavia a cui aveva dato pure un nome: Silvio. Così per attinenza. Mi immaginavo questo vecchio artropode, parassita sì, ma consumatore dignitoso e silente dei nostri scarti, che si mettesse in posa per gli scatti del fotografo in attesa di essere invitato da Fazio per chiacchierare di polvere…
E invece nulla di tutto ciò.
È semplicemente un articolo per ricordare che dobbiamo arieggiare gli ambienti se non vogliamo che nelle nostre case avvenga lo scempio avvenuto nelle nostre menti a causa degli acari del Grande Fratello.

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Le gerarchie nel regno di Silvio

di aldo.vincent

9 febbraio 2009

silvio-berlusconi2

$ua Mae$tà $ereni$$ima…

MA LASCIATE IN PACE BERLUSCONI, POR NANO,

in fondo lui, da buon padre, anzi nonno, vuole il nostro bene e si è accorto, lui così modesto ma illuminato, che l’Italia non gode di sana e robusta Costituzione e vuole metterci mano.
In fondo cosa c’è di scandaloso se vuole comandare Lui e solo Lui?
E chi dovrebbe comandare, invece, il molle ventre di Veltroni, quel piccolo guerrafondaio baffino che dimenticò di passare per il Parlamento quando dichiarò la guerra a Belgrado? Oppure ci mettiamo Rutelli, Mastella, Casini, Fini, Andreotti, Cossiga, o chi altro?

E in fondo, pensateci bene, la sua nuova Costituzione sarebbe semplice semplice:

Lassopra ci sta lui.
Sotto di lui i suoi reggicoda, i ministri, i portaborse e per ogni politico o mammasantissima ci mettiamo una velina, schedina, starletta, insomma per ognuno una bella donna, e a fianco di ogni bella donna un soldato.
Sotto ogni soldato, come da tradizione, una puttana (non che le altre non lo siano, ma queste sono schedate) e per ogni puttana un pappone.
Per ogni pappone un poliziotto e ogni quattro poliziotti formano la scorta ai politici, reggicoda e ministri. Un cerchio perfetto.

Sotto, gli imprenditori senza investimenti, che vivono degli appalti ministeriali e che subappaltano ad imprese che danno lavoro agli immigrati sul quale LUI che sta in alto succhia il 43 per cento di tasse.
A TUTTI con il quale organizza ogni tipo di svago: televisione satellitare, cavo, cinema, internet teatro e gioco del calcio secondo il sano principio dei PANEM ET CIRCENSES.

A garantire che le cose si incastrino senza intoppi, non ci sarebbero gli avvocati (li ha assoldati tutti Lui ma ora che è SOPRA la Legge non ci hanno un kazzo da fare e li ha messi a legiferare) ma la Mafia, che in queste cose ha dato prova di saperci fare.
Che altro volere di più dalla vità?

Aldo Vincent
SATIRA ON LINE
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I miracoli del reato di immigrazione clandestina

di linda

21 maggio 2008

La prima cosa che mi viene in mente parlando del reato di immigrazione clandestina è quanto questo faccia comodo al nuovo governo. Si è sempre detto che quando il chiodo è caldo è consigliabile continuare a batterlo ed è proprio quello che la destra in Italia sta facendo adesso. Sull’onda della paura del Rom e dell’immigrato Berlusconi ha vinto le elezioni e la Lega si è trasformata nel migliore partito possibile, unico fautore della sicurezza e della legalità in questo nostro arretrato paese. Da xenofobi, volgari ed incompetenti ad eroi da glorificare e venerare. Da nord a sud non c’è italiano che non guardi con occhi sbrilluccicanti Bossi o che non faccia un sorrisino di intesa appena gli appare la figura di Calderoni. Proprio strana l’Italia.

Comunque, tornando alla cronaca il sopra citato reato sarà introdotto per disegno di legge e prevederà una pena da sei mesi a quattro anni di carcere. Il pre-consiglio dei ministro, che si è tenuto ieri sera, ha partorito questa bozza includendo anche l’aggravamento della pena se i reati sono stati commessi da stranieri irregolari. Questo provvedimento trasformerà 650mila immigrati clandestini in delinquenti da sbattere in carcere, dalla badante che segue il nonno Anselmo al congolese sfuggito dal proprio paese in attesa dello status di rifugiato politico.

L’Associazione Nazionale Magistrati ha salutato il Ddl con una prevedibilissima ola “Se riteniamo di poter risolvere il problema dell’immigrazione clandestina affidandolo al sistema giudiziario - ha infatti commentato il presidente dell’Anm Luca Palamara – rischiamo di vanificarlo. Se aumentano gli arresti le carceri sono in grado di sostenere i processi degli arrestati? Dovremmo trovare altre aule a disposizione, altri giudici e altri magistrati”. Il governo con il pacchetto sicurezza mi sta confondendo. Ma forse non sta facendo solo questo. E’ riuscito ad unire chi di solito è incompatibile e ad allineare fronti spesso opposti. Battisti e luterani, salesiani ed evangelici, topolino e Gamba di Legno, Casini e Veltroni, Lupin e l’ispettore Zenigata. Don Vittorio Nozza, presto nuovo leader dei centri sociali del Nord-est, ha giudicato “sproporzionata” la trasformazione dell’immigrazione in reato, “illegittime” le restrizioni ai ricongiungimenti familiari e “simili a carceri” i Cpt, dove i tempi di permanenza rischiano di allungarsi a dismisura.