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Crisi Grecia: dov’è la differenza con l’Italia?

di Aldo

31 maggio 2010

Noi in Grecia, facevamo così…

Ebbene sì, parlo della Grecia, dove ho vissuto una decina d’anni a cavallo…

Cos’avete capito? A cavallo tra l’essere fuori d’Europa ed esserci dentro. Non ne ho parlato  fino ad ora perchè malgrado sentissi migliaia di kazzate sparate da gente che non ha visto nè sentito una beata mazza, poi non volevo intervenire anche su questo argomento, che poi pare che so tutto io e faccio la fine del nonno a tavola che parla parla e intanto non ha il pannolone…

Insomma, io arrivavo da Haiti e volevo sposare la madre di mio figlio. Per questo scelsi un Paese nel continente europeo dove non c’erano ancora le ferree leggi sull’immigrazione, e scelsi Corfù dove il console onorario era pure mio amico e mi facilitò la cosa.

Noi in Grecia vivevamo così: ogni famiglia aveva la sua pianta di limoni e arance fuori dalla porta principale, l’orto dietro, il vicino aveva le capre e faceva la feta, il formaggio essenziale per la cucina greca, e sulla strada per tornare a casa i pescatori mettevano le cassette del pesce che avevano pescato. Carne di bue, molto rara, ma di capra e agnello ogni angolo di casa. Se uscivo di casa, trovavo tutte le erbe aromatiche nel boschetto di fianco, avevamo gli ulivi e andavamo al frantoio a fare l’olio, poi uniti in tre o quattro famiglie per volta, ogni autunno facevamo il vino che ci serviva per tutto l’anno. Le uova erano delle galline che razzolavano nei cortili. Ogni famiglia aveva anche un membro che lavorava per lo Stato o per il comune, in modo che un piccolo contributo in denaro c’era per tutti.

Quando la Commissione Europea (e non era Prodi) chiese alla Grecia di lasciare a casa 20.000 dipendenti dello Stato, Papandreu il vecchio chiese se non fossero impazziti tutti, perchè avrebbero messo a ferro e fuoco lui e tutta Atene. Così si entrò l’Europa lo stesso.

I Veneziani piantarono qui gli ulivi e ogni anno venivano e pagavano un bisante per ogni ulivo che trovavano in piedi. Ma all’Europa quegli ulivi non andavano bene perchè facevano le olive che erano troppo piccole per il loro bucodelkulo e così ordinarono di tagliare gli ulivi secolari e ripiantarne altri più adatti. I greci chiesero va bene, ma se i nuovi non attecchiscono, possiamo trasformare le aree in edificabili? Certo! Risposero le menti egregie dell’Europa e così vi fu un’ecatombe di ulivi, e poi guarda caso i ramoscelli che piantarono non crebbero e vi fu una speculazione edilizia da paura che compensò i grandi proprietari terrieri della svalutazione della moneta (25 più 10%) avvenuta per far entrare la Grecia in Europa. Poi ci fu la lotta ai parassiti, vennero con tank e DDT che fecero morire quasi tutte le colture. Però vennero pure i supermercati, che cominciarono a venderci la frutta, la verdura e l’olio e il vino che non avevamo più gratis nelle nostre case….

Mi fermo qui, perchè continuando mi viene da piangere.

Dite che in Grecia le tasse non le paga nessuno? Dite che un avvocato un dentista un professionista dichiara redditi ridicoli? E qui? Dov’è la differenza con l’Italia? Ditemela.

Scriveva Churchill che il buon Dio ha creato la Grecia affinchè gli italiani potessero guardarsi indietro e scoprire che esisteva un popolo peggiore di loro. Forse è vero.

Però se un avvocato greco (come qualunque cittadino) voleva comprarsi un SUV, un Mercedes o la villetta al mare, al compratore doveva presentare un foglietto rosa che era rilasciato dall’ufficio delle tasse, che certificava che si era pagato tutto, non c’erano pendenze nemmeno giudiziarie, e si aveva un reddito per cui era consentito comprarsi non un Ferrari, ma anche solo un’auto più grande di quella che si possedeva….

Almeno, noi in Grecia facevamo così.

E voi, qui?

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Mondadori: bilancio in attivo ma giornalisti in pensione

di Aldo

20 aprile 2010

MONDADORI: Bilancio in attivo ma manda in pensione i giornalisti

L’editoria è in crisi e i consigli d’amministrazione prendono decisioni con i paraocchi: invece che smantellare vecchie strutture per sostituirle con mezzi più “leggeri” e adatti ai tempi e alla velocità con cui cammina l’informazione, praticano l’unica strada che conoscono: tagli ai giornalisti, che non vuol dire affatto che abbiano deciso di affettarli (ehehehe), ma di mandarli in pensione prima del previsto (e magari sostituirli con collaborazioni esterne) questo sì.

E’ una tendenza italica ed europea: pensate – solo per fare un esempio – che quando passai per Santo Domingo tre anni or sono, trovai amici che erano stati presi in carico dalla diplomazia italiana ed Europea. In pratica, poiché si era scoperto che i servizi di manutenzione dei computer delle Ambasciate e Consolati italiani ed europei erano in mano ad organizzazioni del luogo porgendo il fianco alle “visite” sui nostri files “sensibili”, con pericolo di spionaggio, si era stabilito di sostituire questa struttura con una forza lavoro scelta tra i nostri giovani. Si fecero concorsi, si selezionò personale qualificato, lo si addestrò e lo mandarono nelle nostre sedi diplomatiche in giro per il mondo.

L’anno scorso i nostri consolati e quelli della Commissione Europea convocarono i sindacalisti a Bruxelles e proposero di incorporare le varie sedi per la manutenzione, per fare un esempio l’ingegnere della Commissione Europea che era stato messo a Santo Domingo doveva accettare di fare la manutenzione anche a Cuba, Salvador, Nicaragua et similia (cito a caso, non ricordo esattamente i paesi ma il senso è quello) praticamente uno che era venuto pacificamente a fare la manutenzione dei computer in un paese relativamente pacifico poi doveva mettersi gli anfibi e andare in zone di guerra…

Incassato un deciso no dai sindacati, le sedi diplomatiche hanno deciso che alla fine dei contratti triennali, vanno tutti a casa e il servizio di manutenzione delle reti informatiche viene affidato DI NUOVO a strutture locali. Capito lo spreco di risorse umane ed economiche?

Bene, allo stesso modo folle e fuori da ogni logica imprenditoriale, società editoriali col rosso in bilancio hanno chiesto lo stato di crisi. Vogliono soldi dallo Stato, cioè dal governo al quale metterà in mano un cappio sempre più grosso da far girare al proprio collo.

Qui l’aggravante è che lo stato di crisi lo ha chiesto pure la Mondadori, proprietà Fininvest e cioè del nostro amato pre$idente del Con$iglio che ha prontamente accordato la ridefinizione degli organici anche se Mondadori non ha affatto chiuso in rosso i propri bilanci, anzi…

Sicuramente Berlusconi, al momento della firma dev’essere uscito dalla stanza come aveva promesso per superare il voluminoso conflitto d’interessi che ammanta la sua gestione.

Però i dubbi rimangono.

O no?

ALDO VINCENT
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Treccani, bilancio in rosso per colpa di Internet

di Aldo

29 marzo 2010

TRECCANI bilancio in rosso colpa di INTERNET (E ti pareva…)

Da una parte Internet con ‘Wikipedia’ et similia, dall’altra la crisi economica: sono queste le due principali cause che nel 2008 hanno trascinato giù la gestione finanziaria della Enciclopedia Treccani, trasformando l’utile di 2 milioni di euro dell’anno precedente in un buco da 1,9 milioni di euro. La Corte dei Conti in fondo ne promuove la gestione. Scrive: “Malgrado la gravità della generale recessione in atto, l’Amministrazione ritiene che i provvedimenti adottati per la riduzione delle spese e per incrementare il volume delle vendite siano idonei a fronteggiare la crisi economica, contenendo le perdite in livelli fisiologici

Sei più, insomma.

Certo vedersela ogni tre per quattro dietro la schiena di Minzolini durante i suoi editoriali al TG1 non deve aver fatto bene alle vendite, ma la Treccani diciamocelo francamente, ci ha messo del suo. ehehehe

ANSA:

Riduzione del personale, utilizzo del web e delle banche dati in maniera più efficiente e lancio sul mercato “di opere di ridotta voluminosità, quali monografie e collane destinate anche al mercato della formazione, della scuola e dell’Università realizzabili in tempi brevi e con modesti costi grazie all’utilizzazione dei materiali contenuti nella Banca Dati“. Queste per la Corte dei Conti le misure che potrebbero consentire un miglioramento dei conti e una ripresa delle vendite che hanno lasciato sul terreno, nell’esercizio finanziario analizzato, il 7,56%.

La mia opinione? Pezzette calde per combattere la cancrena. Rimedi palliativi per mantenere in vita un dinosauro che il meteorite Google ha destinato all’estinzione.

Dinosauro dicevo, nato dinosauro voluta dalla cultura fascista e sopravvissuta fino agli anni ’80 con pochissimi aggiornamenti, status symbol di una borghesia che la comprava per metterla nella libreria di casa o nello studio professionale come marchio di un benessere non solo culturale. Costava dieci volte la Rizzoli-Larousse, e conteneva migliaia di termini in meno. Pensate che per esempio se cercavate BAR non lo trovavate perchè non registrava neologismi e alla voce CAFFE? C’era solo la pianta.

Quando ai primi del ’900 negli uffici entrò la macchina per scrivere, ci fu una crisi delle vendite delle sputacchiere, perchè con la macchina entrò la segretaria, e diede un impulso alle vendite di vestitini in serie, tagliasigari (gli uomini non sputavano più) e DIZIONARI E VOCABOLARI. Sputacchiere contro vocabolari, e il mondo gira. Ora che sono scomparse le librerie nelle case, che sono cambiati gli acquisti che determinano il ceto sociale, la Treccani in questa forma, a questo prezzo non ha alcuna ragione di esistere e tenerla in vita artificialmente servirà solo ad avere un altro baraccone dispensa stipendi.

Alla faccia della Cultura.

ALDO VINCENT
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Manifestazione Torino: a volte contestare è lecito

di Aldo

18 maggio 2009

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Sindacalista aggredito a Torino

In un vecchio palco di Torino…
Manifestanti in piazza, sindacalisti che arringano la gente, sbandiere sbandierate, fischi e fischietti, trombe e tromboni… però qualcosa sta cambiando e spero qualcuno se ne renda conto. Intanto, la manifestazione del sabato non è nella solita piazza San Giovanni, con le solite facce soddisfatte per la mobilitazione, i soliti noti che sono andati a passeggiare in piazza per far scendere l’adipe, i pullman, la scampagnata. La manifestazione invece è lì, nel cuore del busillis, quella Torino che si sta rendendo conto che il problema dei metalmeccanici non è un problema dell’elite della classe operaia, ma il grido di dolore di padri di famiglia che per adesso si sono limitati a tirar giù dal palco il solito chiacchieratore, ma che se qualcuno della dirigenza, invece di trovarsi alla Fiera del Libro col direttore de La Stampa a presentare l’ultima trovata, non si ricorda pure di loro, questi prima o dopo qualche sciocchezza la fanno…

…e se volete rendervi conto dello stato confusionale della Sinistra, andatevi a leggere la stampa di partito, quella di parte, che o non sa che pesci prendere (l’Unità per esempio elenca i fatti senza lo straccio di un commento) o boccheggia su posizioni a dir poco elitarie, perché così non si fa, perché così non è etico… dimenticando che questa classe dirigente è uscita dal Sessantotto quel periodo cioè che di cose brutte ne ha fatte, eccome! Ma gli ha fatto prendere una strizza a quelli! Senza la quale le cose non sarebbero cambiate.
Ma si sa, in Italia la Storia non insegna nulla…

P.S. Proprio di oggi esce una classifica OCSE che ci mette tra gli ultimissimi in fatto di salari. E questo, oltre ad un padronato arrogante, a chi lo dobbiamo se non ai sindacati che hanno permesso si togliesse la scala mobile ed ai piu’ importanti sindacalisti finiti TUTTI in posti prestigiosi della politica?

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