di linda
30 maggio 2007
Il limite si è spostato ulteriormente. Ogni volta che nasce un nuovo Reality Show, sarà per stupire o per non deludere le aspettative del pubblico famelico, le sue regole sono sistematicamente più assurde dello spettacolo che lo ha preceduto. Questa volta al centro della scena c’è una malata terminale e tre pretendenti. La donna dovrà scegliere tra di loro quale sarà il fortunato che riceverà il suo rene. Il pubblico da casa, attraverso un sms, dovrà indicare alla donna malata il candidato migliore a beneficiare del suo rene. Si chiama De Grote Donorshow (il grande donatore show) e sarà trasmesso a partire dal primo giugno prossimo sulle reti dell’emittente olandese BNN. Il reality, prodotto dalla Endemol, ha lo scopo di far si che Lisa, la donna malata di tumore al cervello, possa decidere le modalità di donazione prima di morire. La scelta finale, infatti, spetterà esclusivamente a lei. Quali siano i parametri di riferimento, se la simpatia, la bellezza o il carisma questo non è dato saperlo. Nel frattempo l’annuncio dello spettacolo ha sollevato un vespaio di critiche, tanto da far muovere anche il Parlamento dei Paesi Bassi, che si interrogherà sull’ammissibilità di uno show di questo tipo. “Sappiamo che questo programma – ha spiegato Laurens Drillich, proprietario della rete BNN – è estremamente controverso e che alcune persone penseranno che sia di cattivo gusto, ma noi pensiamo che la realtà sia ancora più sconvolgente e di cattivo gusto. Aspettare un organo è esattamente come giocare alla lotteria. I candidati hanno il 33% di probabilità di ricevere un rene. È sicuramente meglio che essere una delle tantissime persone in lista d’attesa. Spesso i cittadini pensano che a differenza di qualche anno fa, ora gli organi per i trapianti siano sempre disponibili. Invece è il contrario”. Secondo la rete, quindi, anche se a taluni può parere di cattivo gusto, lo spettacolo si pone dei fini filantropici e vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della donazione degli organi. Ma con Neuken doe je zo!» (This is how you fuck), il provocante programma in cui venivano date lezioni di sesso in modo esplicito, che cosa voleva sensibilizzare?
di linda
23 maggio 2007
L’unione di lino e cotone in un capo di abbigliamento ha creato un putiferio in Israele. La famosa catena di negozi d’abbigliamento Zara si è dovuta scusare ufficialmente per avere offeso un’intera comunità religiosa, quella degli ebrei
ultra-ortodossi. Secondo una rigida interpretazione delle norme della religione ebraica è vietato mischiare prodotti tessili differenti perché si crea un ibrido, che va contro natura. Non è chiara l’origine di questa particolare proibizione, ma a detta degli studenti della legge ebraica (halachah), mettere insieme lino e cotone è pari a fare accoppiare animali di razze diverse, cosa vietata dalla loro religione. I responsabili di Inditex, proprietario della catena Zara, che solo in Israele conta trenta punti vendita, hanno dovuto fare ammenda pubblicando un annuncio sulla stampa locale: “L’azienda Zara lamenta l’errore e assicura ai suoi clienti in Israele, e in particolare agli ortodossi, che farà tutto il possibile perché il caso non si ripeta”. Quello che lascia sbigottiti è che le rimostranze sono nate, non per l’uscita di un’intera collezione d’abbigliamento rea di essere figlia del peccato, ma per un singolo e umile vestito da uomo tra le migliaia presenti nella vasta collezione disponibile nei negozi Zara. Ma si sa, quando in dieci anni si è diventati la principale catena di abbigliamento del paese queste contestazioni non si possono ignorare
di linda
22 maggio 2007
Oggi il Consiglio di Amministrazione della Rai ha sbloccato l’acquisto del documentario sulla Chiesa e i preti pedofili trasmesso dalla Bbc nel 2006, che tanto ha fatto discutere
nell’ultima settimana, fino a diventare un vero e proprio caso politico. Nella puntata di giovedì scorso di Annozero, Santoro aveva espresso l’intenzione di acquistare Sex Crimes and the Vatican e di mostrarlo in una puntata dedicata completamente all’argomento. A queste dichiarazioni, peraltro legittime, in quanto il giornalista ha il grado di direttore ed è responsabile editoriale della trasmissione, cosa che gli consente di procedere a simili acquisti autonomamente, solo espletando una procedura
burocratica, sono seguite polemiche su polemiche. La Cei ha bollato il film come un ‘infame calunnia’. Per Casini si tratta di un ‘filmato spazzatura’. Nel documento filmato, sottotitolato anche in italiano, vengono raccontati alcuni casi di pedofilia che coinvolgono figure ecclesiastiche negli Stati Uniti, in Irlanda e in Brasile ma, soprattutto, viene additato l’allora cardinale Joseph Ratzinger come colui che ha insabbiato gli scandali ed è questo il vero nervo scoperto di tutta la vicenda. Il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, durante la Conferenza episcopale ha voluto esprimere il proprio punto di vista “Non vogliamo alcuna censura ma, se il documentario dovesse essere trasmesso in Italia, vorremmo che ci fosse almeno una chiara presa di distanza da tutte le falsità che sembra contenere”. Il documento, per ora consultabile solo su Internet, sarà trasmesso dal programma di Santoro solo la prossima settimana, non è chiaro se per aspettare la chiusura del periodo elettorale o se per consentire al conduttore i fare altri approfondimenti sull’argomento. Che ci azzecchi poi tutto questo con la Par condicio ai più è cosa misteriosa